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PITTURA

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LE FORME DELLA MEMORIA
La poesia è stata il primo e non mai abbandonato ambito in cui si è espressa la tensione creativa di Arturo Lini, sullo scorcio degli anni Settanta. Alla pittura nel senso pieno e autonomo è pervenuto dopo un decennio circa, con i Paesaggi (1988-1992), essendosi nel frattempo impegnato in opere governate dalla logica della contaminazione e sovrapposizione di codici diversi. Nella fattispecie, la Poesia Visiva incontrata, per ragioni generazionali, in una fase avanzata del suo percorso quando il fenomeno era ormai affermato e riconosciuto, ma poi fatta propria con soluzioni linguistiche e formali non prive di originalità e di riconoscibile identità stilistica.

A scorrere oggi le immagini di quel periodo, si coglie tuttavia evidente il loro carattere squisitamente pittorico. I poeti visivi potremmo assegnarli soprattutto alla categoria dei collagisti o comunque degli utilizzatori di immagini e oggetti recuperati dall'ambito dei consumi. Al contrario, Lini appariva sin dall'inizio tendenzialmente pittore. Sulla componente verbale o di enunciazione discorsiva della "macchina poetica", si imponeva il gusto per la bella partitura, l'attenzione ai valori materici, alla texture, alla vitalità del segno, all'equilibrata scomposizione spaziale delle superfìci.
Non solo. Nel gioco delle associazioni, delle analogie e metafore che scaturiscono dall'articolazione formale di parole, segni, e strutture visive, Lini inseriva, oltre a icone o loro frammenti citati dal grande repertorio pittorico antico e moderno, alcune forme totemiche e grafemi evocanti, per la loro primarietà, epoche remote della cultura umana. Si trattava, in definitiva, di anticipazioni, poiché quegli elementi sarebbero ritornati a caratterizzare singoli periodi di qualificazione decisamente pittorica. Particolarmente suggestivo, in questo senso, il piccolo ciclo dedicato ad alcuni grandi pittori moderni (Gauguin, Cézanne, Morandi, Nicolas de Stael), "citati" con la riproposizione non di icone riconoscibili, ma di brani pittorici liberamente ispirati alle loro tessiture, e da intendersi come omaggi a personalità che hanno avuto un ruolo centrale nella formazione di Lini.

Con il titolo Partiture (inclusivo di una sezione, Nero Privato, di particolare implicazione concettuale), Lini ha designato opere in cui la ricerca di forme essenziali, quanto a strutture spaziali, non è disgiunta dal sensibilismo degli impasti materici che per la loro soffusa densità, come molle cera, consentono di registrare segni impronte grumi evocativi dell'uomo e delle sue stagioni. Inoltre, la semplificazione del linguaggio determina campi visivi che, in forma di cerchi e quadrati, funzionano da aree sacre, e posseggono una loro intrinseca funzione simbolica.
Sono figure archetipali diffusissime nella tradizione religiosa dell'Estremo Oriente, ma rinvenibili un po' ovunque, incluso l'Occidente, e penso ai tantra e ai mandala studiati da Jung. Segnatamente del cerchio in cui si inscrive perfettamente il corpo umano, quando gambe e braccia siano distese a raggiera, secondo la formulazione di Vitruvio e di Leonardo, e che dunque è assumibile come simbolo per eccellenza dell'uomo e della sua centralità nel cosmo.

Il cerchio, peraltro, è immagine eloquente anche in senso evocativo, in quanto rimanda alla ciclicità del tempo e all'idea dell'eterno ritorno, come memoria, del vissuto collettivo e individuale. Per Lini, poste le valenze simboliche di comune accoglimento, il cerchio e le altre figure della geometria attestano una tendenza all'ordine e alla regolarità dei processi cognitivi che non contrastano, anzi integrano e dunque completano armonicamente la personalità umana, poiché la dialettica delle forme complementari assicura la compiutezza della conoscenza.
Tra il dominio della ragione e l'abbandono emozionale non vi è opposizione o iato. Anzi, vi è un continuo trapasso, uno sconfinamento senza posa. In questo consiste propriamente la poesia della pittura così severa e trepida di Lini, un volterrano incline all'ascolto delle voci sommesse che giungono dai recessi del tempo e dal profondo dell'animo.
Nicola Micieli, dal catalogo Le Forme della memoria, Galleria Comunale, Volterra 1996




Totem di guerra
TOTEM DI GUERRA
Tec. mista su tavola
Cm. 100x100, Anno 1991
Partitura
PARTITURA
Acrilico su tela
Cm. 112x108, Anno 1994
Volto totemico
VOLTO TOTEMICO
Acrilico su tela
Cm. 100x80, Anno 1993
Forma simbolica
FORMA SIMBOLICA
Acrilico su tela
Cm. 40x35, Anno 2007
Mandala
FORMA SIMBOLO
Acrilico e pietre colorate su masonite
Cm. 78x76, Anno 2003
Partitura
PARTITURA
Acrilico su tavola
Cm. 65x65, Anno 2004
Alkahest
ALKAHEST
Acrilico su tavola
Cm. 144x128, Anno 2000
Mandala
FORMA SIMBOLO
Mista su masonite
Cm. 40x40, Anno 2003

PRIMITIVI SEGNI
Acrilico e pietre dorate su masonite
Cm. 65x65, Anno 2005

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